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Il Death Metal non rende violenti

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Sta mattina ho letto un articolo che mi ha fatto riflettere.

All’inizio ho pensato “hanno fatto la scoperta dell’acqua calda”, ma poi ho realizzato che, anche fosse, l’hanno messo nero su bianco con rigore scientifico. E questo è un piccola vittoria nella mia battaglia personale molto punk nei confronti delle persone che sparano sentenze senza approfondire.

Un po’ di contesto

Così come riportato dalla BBC (che ritengo un giornale abbastanza autorevole), gli autori dell’articolo sono partiti dal contesto sociale in cui si trovano.
Siamo in Australia, significa che siamo immersi in una cultura prevalentemente cattolica e molto Anglo-Celtica, come trovo su alcuni testi.

Il significato macroscopico di questo, per farla breve, è che ci troviamo davanti a una forte comunità di fedeli conservatori con la mania per la ricerca del colpevole, come la tradizione cattolica vuole.
Infatti, ogni cieco fedele di qualsiasi filosofia tende implicitamente a preservare lo status quo in cui la sua filosofia riesce a spiegare il mondo; l’alternativa è vedersi frantumare le convinzioni che questi fedeli hanno, cosa inaccettabile (per chiunque).

Psicologicamente quindi abbiamo dei soggetti inclini alla ricerca di un colpevole, sia esso una persona terrena oppure il male incarnato in qualcosa o qualcuno, tipicamente Satana.

Questo è più o meno il quadro sociale in cui ha operato l’equipe che ha prodotto questo lavoro.

Lo studio

Sono stati “testati” in totale 80 individui, di cui 32 erano fan di musica Death Metal. L’esperimento puntava a comprendere la capacità di riconoscimento di scene violente da parte del soggetto, mentre questo ascoltava uno tra i brani scelti: Happy di Pharrel Williams o Eaten dei Bloodbath.
Le scene violente erano proposte una alla volta, affiancate di volta in volta da una immagine neutra.

Il presupposto scientifico era: “se i fan di musica violenta fossero desensibilizzati alla violenza, che è quello di cui molti gruppi di genitori, gruppi religiosi e consigli di censura sono preoccupati, allora questi non avrebbero saputo riconoscere le scene violente”.
“Ma i fan hanno mostrato lo stesso identico comportamento nel riconoscere le immagini violente che hanno avuto i soggetti che non erano fan di questa musica”.

La conclusione

Alla fine, come già si evince, questo studio ha dimostrato che la musica, anche quella violenta, non ha assolutamente nessun impatto negativo sulla psiche e sul comportamento dell’essere umano, e che anzi ha un effetto benefico. “La risposta emozionale dominante a questa musica è la gioia e il senso di legittimazione e responsabilizzazione”.

Io potrei anche concludere con un “Ma và!” come ho esordito, ma penso che sia importante demistificare questo genere musicale verso le masse, più che verso i fan che come me potrebbero prendere questo studio e snobbarlo come banale.

Sempre grazie ai ricercatori che, diversamente da chi rimane fermo sul suo punto, ci danno ogni giorno un nuovo motivo per vivere e imparare.

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