Alessandro 'kLeZ' Accardo personal website

This is the personal website of an Italian developer once called 'kLeZ'.

Social media considered harmful. Forse... (1/5): Loro sapevano

Il 1° ottobre il Pew Research Center ha pubblicato un sondaggio, fatto in 37 paesi e territori, su più di 45.000 persone. Il titolo dice che nel mondo cresce il numero di persone convinte che i social stiano facendo male alla democrazia.

Io ne sono convinto da una vita, e non solo per la democrazia. Penso che i social, per come sono costruiti oggi, siano un prodotto che crea dipendenza, venduto da aziende che lo sanno bene e che hanno fatto quello che hanno imparato da quelli venuti prima di loro, cioè i produttori di sigarette e i petrolieri: negare e prendere tempo, e intanto incassare tanti soldi a spese della gente comune. Lo dico subito così è chiaro da che parte sto. Questa è la prima di cinque puntate, una a settimana, in cui provo a dimostrarlo con i fatti, come mi piace fare solitamente. Il forse del titolo arriva alla fine, rimani con me fin lì.

Margaret Hamilton. Cosa porta all'ingegneria, perché è una figura importante (e non perché è una donna)

Margaret Hamilton è morta il 30 settembre, a 90 anni. Il MIT l’ha scritto una settimana dopo, e da allora è tornata a girare quella foto: lei giovane, gli occhiali grandi, in piedi accanto a una pila di carta alta quanto lei. La didascalia che di solito le attaccano dice che quello è il codice che ha portato l’uomo sulla Luna, e che l’ha scritto lei.

La foto è vera. La didascalia molto meno, e la versione vera è una storia migliore. Io faccio l’architetto software, e una buona parte del mio mestiere consiste nel dare per scontato che prima o poi qualcuno sbaglierà (io per primo). Quell’idea ha un’origine precisa e sopra c’è il suo nome. Le devo un pezzo fatto bene, con le fonti, comprese quelle che non le fanno comodo.

Esce oggi, 13 ottobre, e la data casca a cecio, come si dice dalle mie parti. Il secondo martedì di ottobre è l’Ada Lovelace Day, la giornata che dal 2009 ricorda il lavoro delle donne nella scienza e nella tecnologia (l’ha inventata Suw Charman-Anderson, perché di modelli femminili in giro se ne vedevano pochi). Di solito in queste ricorrenze ci si scambia santini. Io preferisco scrivere.

Techbros e il drago di silicio

Sono un tecnico appassionato, uno a cui piace tenersi informato e leggere. Forse soffro di bulimia informativa, ma ammetto che non dimentico le informazioni che acquisisco quando mi interessano, quando accendono quel LED interiore, la spia che dice “oh, oh, there’s something tasty!” (Oh, oh, c’è qualcosa di succoso! Ma la mia vocina interiore, come Hacker News, Lobsters e altri canali che seguo, è bri’ish). In ogni caso, leggere così tanto, informarmi così tanto, stare al passo con gli argomenti che mi interessano non mi dispiace affatto, bulimia o meno che sia.

La notizia mi è arrivata da lobste.rs (e poi dritta su Hacker News, una cosa abbastanza tipica, le due community sono parzialmente sovrapponibili) e devo dire che si spacciava parecchio per Terminator 2. Non sto scherzando: un ricercatore si dimette da Anthropic dicendo che chi costruisce l’intelligenza artificiale crede davvero che possa ammazzarci tutti (lui compreso) e che nessuno dei due laboratori in testa, il suo compreso, si sta comportando in modo responsabile. Come è ovvio, vista la qualità della stampa mondiale quando si tratta di tecnologia, ancora stregoneria per i più, e in particolare per la stampa italiana che oltre a vederla come stregoneria ha bisogno di articoli sensazionalistici per campare, il 10 settembre da noi è uscito tutto insieme: Tgcom24 con i sistemi che potrebbero distruggere l’umanità, QuiBrescia con l’IA che potrebbe sterminarla, e Red Hot Cyber che vince a mani basse aprendo il pezzo con l’epigrafe di Terminator 2, Skynet che diventa autocosciente alle 2:14 del 29 agosto (da nerd avrei preferito alle 3:14, ma non si può chiedere questo ai normies), salvo poi rassicurare (altrimenti sarebbe procurato allarme, e i soldi per le cause non ce li hanno): l’azienda sta facendo del suo meglio. Peccato. Pensa non dover più pagare il mutuo. Io poi ho sempre detto “grazie” e “per favore” alle macchine, quindi magari mi risparmiano. Chissà.

La sitemap che segnala se stessa

Sabato 12 settembre, dopo cena, ho aperto la posta e ci ho trovato una mail arrivata alle 22:39. Oggetto Medium Risk: Sensitive Paths Disclosed via Sitemap on https://klez.me, mittente “White Hat 66” (hsafe240@gmail.com). Dentro c’era un report di sicurezza sul mio blog, con severity, bug name, PoC URL, impact e suggested fix, e in fondo la richiesta di un premio. La prima reazione è stata un ghigno di sfida, e la voglia di trovare il tizio per dirgliene quattro.

Non ho niente da nascondere

“Io non ho niente da nascondere” me lo sono sentito dire talmente tante volte che ci ho messo un po’ a capire che non è una posizione. È un sintomo.

La dice chi è stanco. Chi ha smesso di chiedersi se il potere si stia comportando bene, segue le regole di base, si sente integrato, e sul resto ha già alzato bandiera bianca: fate quello che volete, tanto io sono a posto. È la frase che tira fuori la stanchezza quando finalmente parla. Questo articolo prova a dire cosa c’è sotto, e perché quella frase, oltre a essere sbagliata, è pericolosa proprio per chi la pronuncia convinto di essersi messo al riparo.

Monorepo, GitFarm e il debito che non pubblicano

Sabato mattina, caffè, InfoQ. Uber ha costruito GitFarm, un servizio che esegue le operazioni git al posto del client. Nessun clone locale: si chiama una API gRPC, dall’altra parte c’è un repository già pronto, e torna solo il risultato dell’operazione. Il motivo sta nei numeri che pubblicano loro. Clonare il monorepo Go di Uber richiede circa quindici minuti, sei core, 32 GB di memoria e più di 40 GB di disco.

Se il clone costa 40 GB e un quarto d’ora, il problema non è il clone.

Questa storia dei monorepo mi gira in testa da anni, ed è l’ennesimo articolo che pontifica sull’argomento senza mai arrivare al punto. La posizione da cui parto è sempre la stessa: il monorepo non serve a niente. Non ho mai trovato una ragione per tenere quattrocento cose in un posto solo, e ogni volta che qualcuno me ne dà una si sfalda appena la gratti.

Solo che è una posizione che non ho mai messo alla prova sul serio, e una convinzione che non provi a rompere non è una convinzione, è un pregiudizio. Quindi stamattina ho provato a romperla per bene, leggendo le fonti primarie invece dei commenti su Hacker News.

Si è rotta in un punto solo. Ed è quello che ho trovato guardando cosa restava in piedi che vale la pena raccontare.

Il mio provider di posta è un'organizzazione terroristica globale

Oggi parlo di una cosa che mi ha fatto sputare il caffè.

Il 26 agosto il governo degli Stati Uniti ha messo un’associazione di volontari toscana nella stessa lista dove stanno i finanziatori di al-Qaida. L’associazione si chiama Autistici/Inventati, esiste dal 2001, e la sua attività criminale consiste nel dare caselle email e spazio web a gente che non vuole regalare la propria corrispondenza a Google.

Non è satira. È la SDN List del Tesoro americano, quella vera.

Slop, trust, and a three-line patch

A maintainer closed my patch with one sentence: “Sorry, but this sounds like AI slop.” The patch was three lines of Go. It fixed a real authentication bug, it shipped with a debug log that pinned the cause, and a week later a stranger running a different account setup cloned my fork, built it, and reported back that it worked. None of that counted. What counted was the smell.

Il mio sito mentiva sulla sua lingua

Per anni il mio sito ha dichiarato di essere in inglese. <html lang="en">, in cima a ogni pagina, su un blog che scrivo in italiano da quando avevo vent’anni.

Non l’avevo mai notato. È una di quelle cose che non vedi perché non le guardi: il sito si apre, le pagine si leggono, i post escono. Funziona. Ma sotto il cofano diceva una cosa falsa a chiunque non fosse un essere umano con gli occhi: agli screen reader, ai motori di ricerca, ai traduttori automatici, e — sempre di più — agli agenti che leggono il web al posto delle persone.

Una riga sbagliata. Due lettere. en invece di it. E nessuno me l’aveva mai detto, perché nessuno legge davvero un sito personale a quel livello. Lo leggono le macchine. E le macchine, a differenza degli amici, non ti fanno notare che hai la patta aperta.