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Na na na na na na na na na na na na na na na na, PassMan!

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Oggi che è venerdì voglio raccontare una storia divertente che mi riguarda direttamente, prendetela leggera.

Parliamo di Passman, un piccolo progetto “esperimento” che ho condotto circa 5 anni fa, e devo dire che è stato divertente e interessante.

Preludio

L’idea nasce da un’esigenza, quella di ricordare un certo numero abbastanza cospicuo di password relativamente complesse.

Inizio a cercare su internet delle soluzioni a quello che secondo me era un problema assolutamente comune per una buona pratica di utilizzo della tecnologia. Ho sempre avuto una password diversa per ogni account creato, del resto mi è sempre sembrato normale farlo, e le password erano non molto complesse ma semplici da ricordare, un compromesso tra robustezza e memorizzazione, diciamo.

Inspiegabilmente per me, in giro c’è veramente poco di valido e utile (solo qualche tempo dopo avrei trovato Unix Pass) e io avevo alcuni vincoli non di poco conto.

Non volevo utilizzare strumenti closed source, non volevo strumenti che fossero principalmente desktop o principalmente web o principalmente estensioni del browser, volevo una soluzione passepartout. Volevo una soluzione che fosse in grado di sincronizzare dove volevo io, non in un fantomatico “cloud” da qualche parte gestito chissà come da chissà chi.

Insomma volevo appoggiarmi il meno possibile a terzi e al closed source/closed service.

Inoltre, parametro che filtrava molto pesantemente la scelta, doveva funzionare sul maggior numero di casi d’uso possibili, intesi come il dover funzionare principalmente su linux e browser, possibilmente su shell (non indispensabile) e opzionalmente su altre piattaforme oltre a queste (windows).

Il meglio del mercato erano strumenti come LastPass o KeePass, non entro nel dettaglio perché li ritengo poco utili e poco versatili.

La morale di questa ricerca è stata (dopo un’intera giornata praticamente, divisa in piccole ricerche durante la settimana) che non c’era nulla di veramente valido in circolazione.

Così ho avuto l’illuminazione.

La nascita di PassMan

Di buon impegno decido che devo scrivermelo io il software, perché quello che c’è in giro non è abbastanza valido.

Ormai deciso a fare questa cosa, torno a casa dall’ufficio e, dopo cena, mi metto al pc a iniziare questa cosa.

La piccola progettazione alla base ha voluto che il software avrebbe dovuto essere web e in particolare client, proprio perché non avevo alcuna intenzione di creare un mostro da dover poi installare da qualche parte. Volevo una cosa leggera, veloce, pratica, e che potesse coprire più piattaforme possibili, il web mi è sembrato la soluzione migliore.

La scelta delle librerie è stata relativamente semplice, ne uso così poche!

L’elenco è breve:

  • JQuery
  • Bootstrap
  • FontAwesome
  • KnockoutJS
  • OpenPGP.js

Bootstrap e FontAwesome si commentano da sole: due librerie per evitarmi di scrivere la grafica e cercare immagini in giro per internet. Sono stati un enorme boost di produttività, lo ammetto.

JQuery era la scelta ovvia da fare per avere una serie di funzionalità che col JavaScript del 2014 avrei solo sognato. Anche qui il boost è stato enorme e mi ha permesso di fare veramente tanto in poco tempo.

Knockout è un framework molto interessante, che implementa un pattern che in questo particolare progetto è stato un notevole aiuto allo sviluppo e alla progettazione: sto parlando di MVVM.

Senza entrare troppo nel dettaglio, quello che MVVM abilita è la capacità di aggiornare l’interfaccia osservando i dati che questa deve esporre, e lo fa con un pattern che si chiama Observer e una tecnica chiamata data binding.

Osservando i dati, l’interfaccia reagisce renderizzando nuovamente la porzione di essa che è impattata dalla modifica. Questo ha aumentato notevolmente la mia produttività non avendo la necessità di gestire i cambiamenti nell’interfaccia.

L’ultima libreria si commenta quasi da sola. OpenPGP.js ovviamente è stata utilizzata per garantire una certa sicurezza visto che il dato trattato è una password, informazione estremamente sensibile.

PassMan è uno di quegli strumenti che fa una cosa sola e la fa fatta bene insomma, e sta dentro a circa 30 KB (grazie alle librerie che non rientrano nel conto).

Non vi tolgo il dubbio del suo funzionamento, lascio a voi la curiosità di andare a verificare come funziona e se funziona bene.

La sicurezza

Essendo un applicativo che gira interamente nel browser, non c’è pericolo di vedere le proprie password viaggiare in rete. L’unica cosa che viaggia è l’applicativo stesso, ma comunque la comunicazione è cifrata grazie a GitHub che fornisce le Pages e l’accesso in https a queste.

Le password risiedono in memoria, e vengono lette da un file cifrato PGP e “scritte” in un altro file sempre cifrato con PGP.
Le chiavi di cifratura vengono inserite come primo passo nelle impostazioni, e vengono sempre gestite in memoria, anche qui non c’è comunicazione di rete.

Tutto sommato, per quanto poco ci è voluto a scriverla, è sommariamente “abbastanza” sicura, e il file che viene letto e scritto in memoria, viene sempre gestito lato browser, e alla chiusura dell’applicazione ogni informazione inserita non scaricata nel nuovo file di password, viene perduta.

Conclusioni

La cosa più divertente da sapere di questa storia è che PassMan è stato scritto interamente in una sola notte, dalle 8 di sera alle 8 di mattina, del 22 luglio 2014. Praticamente 12 ore di lavoro hanno portato a questo splendido risultato.

Dopo alcuni ricicli, fisiologici per qualsiasi software, nell’arco effettivo di 10 giorni e lavorando al progetto in ogni minuto libero (pochi, effettivamente), ho completato il progetto. Credo che lo sforzo totale sia stato di circa mezz’ora al giorno per i successivi 8 giorni, per un totale effettivo di circa tre giornate lavorative o 24 ore.

Quando ho completato il progetto l’ho usato per qualche tempo, devo dire con parecchia soddisfazione personale. Poi ho scoperto Unix Pass. E il mio piccolo progetto è caduto in disuso, visto che l’unico essere umano sulla terra che lo usava smise di farlo.

Ma è stato comunque un divertentissimo esperimento, che mi ha permesso di imparare molto, soprattutto le potenzialità delle applicazioni che vengono eseguite interamente nel browser (alla fine ho utilizzato OpenPGP dentro a un browser).

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