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Sull'inevitabilità e lo stato

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Ogni tanto parto col pippone filosofico, ormai lo sai. Questo è uno di quei momenti.

Parlerò di Socrate, della povertà e di Marx.

Socrate

La mia opinione sugli argomenti spesso cambia, sono sempre aperto a capire di non aver capito, a realizzare di non sapere assolutamente un accidente, questo perché sono da sempre fondamentalmente un socratico: una di quelle persone che vive seguendo il pensiero (per me principale) del filosofo greco.
Cito testualmente e ringrazio da subito wikipedia per riportare sempre questo tipo di citazioni e della traduzione in italiano.

Dovetti concludere meco stesso che veramente di cotest’uomo ero più sapiente io: […] costui credeva sapere e non sapeva, io invece, come non sapevo, neanche credevo sapere.

Socrate

Tratto da “Apologia di Socrate”, Platone.

Alcune volte però sono molto fermo sulle mie idee, prevalentemente perché non sono più mere idee ma veri e propri ideali, e gli ideali non cambiano.

Tra le mie idee ce n’è una marxista, che a volte ritorna prepotentemente: i salari alti sono un male.

Non mi definirei propriamente anticapitalista, anche se il capitalismo non mi piace per niente, perché da pragmatico credo che per ammazzare il capitalismo ci sia bisogno di uno sforzo enorme da parte di tutto il pianeta, e da sfiduciato verso l’umanità (solo perché osservatore attento) vedo che è utopistico credere che l’intero pianeta sia in grado di uno sforzo così grande.

Gli anni ‘90 ci hanno “regalato” un mondo senza lotte, ma senza neanche la capacità, la voglia di lottare. E questo fa si che siamo obiettivamente la generazione più debole e manipolabile della storia contemporanea.

Quel che è peggio, lo siamo nonostante un accesso così ampio alla cultura. Anche i nostri nonni con la 3ª elementare si accorgerebbero della forte manipolazione che subiamo e saprebbero lottare di più e meglio.

Questo mi porta a una considerazione: oggi come oggi non siamo in grado di resistere con forza, ma possiamo fare dei piccoli passi preparando la strada a chi verrà dopo di noi che (si spera) di voglia di lottare ne avrà di più.

La povertà

La lotta oggi come oggi si svolge, in quei pochissimi ambienti in cui resistono ancora combattenti degni di questo nome, su un piano molto particolare: la contraddizione netta, caratteristica della nostra epoca, tra la ricchezza totale percepita dalla popolazione e l’effettiva distribuzione di questa nel tessuto sociale.

Ho fatto la supercazzola qui, ma ti faccio un esempio semplice che ti aiuterà a capire bene ciò che dico.

Ogni mattina andando in ufficio vedo un tizio sulla strada, un poveraccio chiaramente, che con una scopa in mano pulisce il marciapiede. La cosa particolare è che di suo non chiede più di tanto, anzi veramente non chiede niente. Ogni tanto a campione e guardandosi bene dal disturbare o infastidire, selezionando attentamente la persona alla quale sta per chiedere aiuto, chiede qualche spicciolo, qualche soldo rimasto in fondo al portafoglio che a noi potrebbe non servire ma per lui è fondamentale.

Questa persona è fondamentale per quel marciapiede che lui ogni giorno cura come fosse suo dovere, come fosse suo, senza chiedere nient’altro che qualche spicciolo per poter sopravvivere un altro giorno.

Probabilmente questa iniziativa viene da qualche centro di aiuto o da qualche volontario che lotta ogni giorno contro la povertà assoluta offrendo aiuti e contatto umano a queste persone, non lo so.

Ma ciò non toglie la mia totale e piena impossibilità di comprendere alcune cose:

  1. perché in un paese avanzato e civile si arriva ad avere una parte della popolazione che vive(?) in povertà assoluta;
  2. perché esiste un’enorme zona grigia tra la povertà assoluta e la povertà relativa (ci arrivo tra poco);
  3. perché certe leggi che di fatto sono più che altro atti di umanità non vengono votate all’unanimità in parlamento;
  4. perché enti come AMA, che dovrebbero garantire il servizio che invece viene svolto ogni mattina da questa persona, non assumono queste persone a paga minima, che è sicuramente meglio dell’elemosina che ricevono per strada.

Ci tengo a precisare che per me è assolutamente indifferente il colore della pelle, l’accento o la provenienza: se sei in Italia devi poter vivere come un Italiano, e avere almeno il minimo indispensabile per la tua sopravvivenza.

Vado oltre lo Ius Soli per i nati qui e mi attesto sull’estensione a chi vive qui, a ogni titolo. Se vivi sotto la soglia di povertà lo stato deve riportarti sopra quella soglia e deve garantirti la possibilità di contribuire alla società in cui sei immerso positivamente.

Al di là delle domande retoriche, e delle risposte demagogiche, ci tengo a dare la mia versione del futuro, probabilmente utopistica visto con quanta facilità certa gente riesce a governare.

Il problema è sempre lo stesso nel dare la propria versione e i 5 stelle ne sono stati le vittime oltre che i carnefici: devi conoscere bene ciò di cui parli, altrimenti stai solo vaneggiando.

Questo è esattamente il motivo per cui di solito mi fermo su queste domande e tento di entrare nel dettaglio per capire, questo è il motivo per cui ho esordito con Socrate e in particolare con la citazione a me più cara del suo pensiero (un grazie speciale a Platone per aver messo nero su bianco il suo pensiero).

Marx

Questa serie di domande apparentemente molto semplici da rispondere sono il motivo per cui ho tirato in ballo anche Karl Marx, altro caposaldo che ha formato il mio pensiero maturo.

Anche qui tento uno sforzo cognitivo nel descrivere cosa di Marx mi sembra utopistico, come ho scritto poco sopra.
Non parlo, e mai lo farò, di utopia in senso assoluto, sono un idealista io, ma di utopia in senso relativo, relativamente a questa nostra società globale (che lo vogliamo oppure no), a questa Europa che abbatte i confini, a questa tecnologia che distorce i bordi e sfonda i muri, anche quelli più spessi.

Io sono per la globalizzazione, ma non per un governo globale, ogni popolo dovrebbe avere la propria autonomia relativa, sarei addirittura non per gli Stati Uniti d’Europa ma per gli Stati Uniti della Terra, portando i principi fondanti dell’Europa a un livello superiore.

Ha senso uno scambio economico e finanziario globale, ha senso il mercato unico globale e ha senso una rete globale, libera e aperta. Io sono per l’apertura più totale, la più ampia apertura possibile.

In una organizzazione del genere, è sensato pensare di fornire a tutta la popolazione una certa stabilità economica, in modo che essi possano contribuire da consumatori al commercio e alla relativa crescita del mercato, e da lavoratori alla produzione delle merci e dei servizi che sul mercato vengono scambiati.

Non credo che l’unione monetaria sia una necessità quanto piuttosto una facilitazione in un certo senso, ma opzionale date certe circostanze, e non mi preoccuperei troppo di andarci a investire tempo e risorse.

Marx secondo me aveva piena ragione su una questione importante: la distribuzione equa del valore e l’adeguamento degli stipendi a scaglioni ravvicinati per tutti.

Uso volutamente dei termini suoi proprio per poter arrivare più facilmente al punto. All’unico punto su cui mi sono interrogato e per cui penso che esista già una soluzione di una certa efficacia.

Parlo del punto 4 dell’elenco che ho stilato sopra. Cito.

  1. perché enti come AMA, che dovrebbero garantire il servizio che invece viene svolto ogni mattina da questa persona, non assumono queste persone a paga minima, che è sicuramente meglio dell’elemosina che ricevono per strada.

Ho provato a immedesimarmi nel Signor AMA (mi perdonerai per la faciloneria, ma seguimi un momento) e mi sono domandato se, da capo d’azienda, avrei effettivamente la possibilità di aiutare una persona in difficoltà che di fatto tenta di guadagnarsi un tozzo di pane facendo qualcosa che io devo o dovrei fare come azienda.

Questa persona ottiene un plusvalore di qualche euro al giorno, diciamo 5 euro.

Nel suo caso essendo “in nero”, cioè non avendo alcuna spesa da sostenere, possiamo dire che 5 euro sia la sua paga netta giornaliera.

A me, il Signor AMA, lui costerebbe una paga giornaliera di almeno 50 euro (10 volte tanto) su cui mettere sopra però circa il 47% di tasse, tra IRAP, IRPEF, INAIL, INPS e va a capire cos’altro. Non sono un commercialista, il dettaglio di queste cose mi è oscuro.

Diciamo che mi costerebbe 100 euro al giorno, per 26 giorni il costo è di 2600 euro al mese (che tra l’altro è il costo di un operaio semplice, o almeno lo spero).

Ma arrivo al punto, quanto guadagno io, il Signor AMA? Io guadagno la bellezza di 150.000 euro lordi l’anno (che sono anche pochi in media per il ruolo), a una spannometrica conversione la mia paga netta giornaliera ammonta a circa 220 euro. Insieme a me, una intera squadra di manager e direttori e capi e sottocapi che presumibilmente guadagnano tutti cifre superiori agli 80.000 euro lordi l’anno.

Se si applicassero degli scaglioni salariali ravvicinati, come descritto da Marx più di centocinquanta anni fa, sarebbe molto semplice fare questo discorso.

Provo a fare una lista ordinata dal livello lavorativo più basso al più alto, tentando di includere i 7 livelli + 3 dei contratti nazionali per le figure di solito presenti in un’azienda.

I salari per livello si intendono in euro, con un spesa per l’azienda pari al 100% del netto e comprendono 13 mensilità.

Livello Mansione PNG1 Mensile RAL2
1 Operaio 40 1040 27040
2 Operaio specializzato 50 1300 33800
3 Operaio capo 60 1560 40560
4 Impiegato 70 1820 47320
5 Impiegato specializzato 80 2080 54080
6 Impiegato capo 90 2340 60840
7 Quadro 100 2600 67600
8 Manager 110 2860 74360
9 Direttore 120 3120 81120
10 Presidente 130 3380 87880

Vedi anche tu che si comprendono bene le più naturali casistiche italiane, con 10 livelli di cui 3 + 1 manageriali, e la paga giornaliera è calcolata sulla base di un’ipotetica azienda come AMA (che non è piccola).

In questa maniera si avrebbero a disposizione molti più soldi derivanti dagli introiti della Ta.Ri. da poter spendere, potenzialmente, in personale. Senza contare l’attuale gestione economica che comunque riesce a mantenere un plusvalore che giustamente utilizza per i materiali e le manutenzioni.

E darebbe dignità a quella persona che ogni mattina vedo sul marciapiede a tentare di guadagnare 5 euro.

Conclusione

Non posso e non voglio andare oltre, la tematica è enorme complessa e fuori dalla mia portata come conoscenza e competenza sull’argomento, ma è sicuramente una buona base di partenza.

  1. Paga Netta Giornaliera 

  2. Retribuzione Annua Lorda, il costo annuale del lavoratore per l’azienda. 

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