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Il linguaggio musicale: un'analisi qualitativa complessa, tra tecnica, psicologia, emotività e passione
Sono sempre stato un appassionato di musica. Sono stato un musicista (autodidatta, ovviamente) e come tutti gli adolescenti che ascoltano rock e metal, ho avuto qualche band con cui per un breve periodo sono andato in giro a strimpellare.
Ma più che altro di quelle esperienze, ragionando in retrospettiva, mi piacevano due cose: la sensazione liberatoria che la musica mi provocava, che era una sensazione bellissima, e la convivialità, i momenti passati con gli amici a fare qualcosa di bello erano una parte davvero gratificante dell’esperienza.
E probabilmente è questo il motivo per cui le esibizioni pubbliche non mi hanno mai più di tanto interessato: non mi gratificavano, non quanto stare in saletta a suonare e cazzeggiare con gli amici. In tutto questo, la musica era la parte fondamentale, che non doveva mai mancare, e non musica in ascolto passivo, ma musica attiva, fatta da noi.
Questo mi ha portato a essere un appassionato, a rimanere sempre fedele ai miei generi preferiti e ai miei artisti preferiti.
Ma anno dopo anno si accumulava il dubbio, e con esso una serie di domande la prima, e più complicata, delle quali era “perché”.
Perché mi piacesse quello che mi piaceva, scelte fatte a pelle, di pancia, istintivamente, ditela come volete.
Perché invece non mi piaceva la musica mainstream, il pop, la dance, l’hip-hop.
Ma soprattutto, il perché più insidioso di tutti: perché mi piaceva certo pop, certa dance, certa techno.
Perché si, qualcosa - ma proprio solo qualcosina piccola piccola - di altri generi, che di norma nemmeno consideravo “vera musica”, mi piaceva (e mi piace ancora, anche se l’ho sempre trovato più un vezzo, un retaggio del passato).
E allora, ho dovuto capire, studiare, analizzare, sviscerare il tema, fino a capirne le motivazioni profonde. Per darmi una spiegazione che non fosse: “beh, sei un dannato poser, falla finita di fingere che ti piaccia il metal e vai al concerto di Taylor Swift” (no, non mi piace Swift, anche se ha una voce della miseria, ma rende l’idea di come mi sentissi prima di questo studio, e come mi sono sentito per anni: sporco).
Pronti per entrare nella tana del Bianconiglio con me? Allacciate le cinture sarà un viaggio… spumeggiante. E tecnico, dannatamente tecnico.
Omaggi a una leggenda dell'Heavy Metal
Ciao a tutti, oggi scrivo per ricordare, perché la memoria non vada a finire nel cesso, perché i ricordi non si affievoliscano, oggi sono qui per ricordare una leggenda dell’heavy: R. J. Dio.