Alessandro 'kLeZ' Accardo personal website

This is the personal website of an Italian developer once called 'kLeZ'.

Blog

Monorepo, GitFarm e il debito che non pubblicano

In Italian

Sabato mattina, caffè, InfoQ. Uber ha costruito GitFarm, un servizio che esegue le operazioni git al posto del client. Nessun clone locale: si chiama una API gRPC, dall’altra parte c’è un repository già pronto, e torna solo il risultato dell’operazione. Il motivo sta nei numeri che pubblicano loro. Clonare il monorepo Go di Uber richiede circa quindici minuti, sei core, 32 GB di memoria e più di 40 GB di disco.

Se il clone costa 40 GB e un quarto d’ora, il problema non è il clone.

Questa storia dei monorepo mi gira in testa da anni, ed è l’ennesimo articolo che pontifica sull’argomento senza mai arrivare al punto. La posizione da cui parto è sempre la stessa: il monorepo non serve a niente. Non ho mai trovato una ragione per tenere quattrocento cose in un posto solo, e ogni volta che qualcuno me ne dà una si sfalda appena la gratti.

Solo che è una posizione che non ho mai messo alla prova sul serio, e una convinzione che non provi a rompere non è una convinzione, è un pregiudizio. Quindi stamattina ho provato a romperla per bene, leggendo le fonti primarie invece dei commenti su Hacker News.

Si è rotta in un punto solo. Ed è quello che ho trovato guardando cosa restava in piedi che vale la pena raccontare.

Il mio provider di posta è un'organizzazione terroristica globale

In Italian

Oggi parlo di una cosa che mi ha fatto sputare il caffè.

Il 26 agosto il governo degli Stati Uniti ha messo un’associazione di volontari toscana nella stessa lista dove stanno i finanziatori di al-Qaida. L’associazione si chiama Autistici/Inventati, esiste dal 2001, e la sua attività criminale consiste nel dare caselle email e spazio web a gente che non vuole regalare la propria corrispondenza a Google.

Non è satira. È la SDN List del Tesoro americano, quella vera.

Slop, trust, and a three-line patch

A maintainer closed my patch with one sentence: “Sorry, but this sounds like AI slop.” The patch was three lines of Go. It fixed a real authentication bug, it shipped with a debug log that pinned the cause, and a week later a stranger running a different account setup cloned my fork, built it, and reported back that it worked. None of that counted. What counted was the smell.

Il mio sito mentiva sulla sua lingua

In Italian

Per anni il mio sito ha dichiarato di essere in inglese. <html lang="en">, in cima a ogni pagina, su un blog che scrivo in italiano da quando avevo vent’anni.

Non l’avevo mai notato. È una di quelle cose che non vedi perché non le guardi: il sito si apre, le pagine si leggono, i post escono. Funziona. Ma sotto il cofano diceva una cosa falsa a chiunque non fosse un essere umano con gli occhi: agli screen reader, ai motori di ricerca, ai traduttori automatici, e — sempre di più — agli agenti che leggono il web al posto delle persone.

Una riga sbagliata. Due lettere. en invece di it. E nessuno me l’aveva mai detto, perché nessuno legge davvero un sito personale a quel livello. Lo leggono le macchine. E le macchine, a differenza degli amici, non ti fanno notare che hai la patta aperta.

Il software che non puoi smontare

In Italian

Nel 2010 scrivevo su questo blog che volevo costruirmi una distro Linux da zero con LFS. Avevo vent’anni e pensavo che capire come funziona un sistema fosse un mio diritto. Bastava volerlo. Mi scarico i sorgenti, compilo tutto a mano, alla fine ho qualcosa di mio che capisco pezzo per pezzo. “Un’avventura ricca di difficoltà ma anche di insegnamenti utili e esperienza”, scrivevo.

L’entusiasmo di chi non sa ancora quanto è profonda la tana del coniglio. Ma l’entusiasmo è fondamentale per avere la voglia di capire, di conoscere, di scoprire. È la base della cultura hacker, è la base delle persone curiose che compongono il substrato su cui il free software è cresciuto e fiorito bello come è sempre stato, è l’humus in cui sono cresciuto io.

Oltre all’entusiasmo però servono possibilità. LFS e Linux hanno spopolato tra hacker, attivisti e curiosi proprio perché sono sempre stati sistemi aperti, documentati, comprensibili se hai voglia di spenderti (l’entusiasmo, appunto).

Non poteva essere lo stesso nel mondo Microsoft, perché Windows non puoi analizzarlo, non puoi smontarlo, non puoi studiarlo per capire qualcosa. Puoi hackerarlo, certo, ma non capisci mai intimamente la sua struttura a meno di non studiare come un matto, entrare in Microsoft nel team Windows e poter finalmente aprire i sorgenti. Senza vomitare.

Sedici anni dopo, LFS ha annunciato che non manterrà più la versione System V.

E permettetemi di dire che questo mi fa incazzare, non tanto per l’annuncio di cui condivido pensieri e parole con Dubbs, ma per il contesto più ampio in cui questo evento cade (nulla avviene nel vuoto).

Bufala del "Silenzio Digitale per Gaza"

In Italian

Eccoci qui. È la terza volta da maggio che mi arriva questo benedetto messaggio WhatsApp sul “silenzio digitale per Gaza” nella chat di famiglia. La terza. Maggio, luglio, e ora di nuovo. Ogni volta devo sprecare mezz’ora a spiegare perché è una bufala colossale, e ogni volta mi sento rispondere “eh ma alla fine qualcosa fai, anche se poco, meglio di niente”.

No. Non fai poco, fai NIENTE. Statisticamente irrilevante. Come se gli algoritmi dovessero andare in crash ogni volta che 1,4 miliardi di indiani vanno a dormire la sera.

Java: quando il codice racconta 30 anni di errori e rivoluzioni

In Italian

Oggi voglio raccontarvi una storia. Non una di quelle storie edificanti sui “pionieri visionari” che troviamo nei manuali, ma la storia vera e cruda di come Java sia passato da linguaggio che ti odiava cordialmente a linguaggio che cerca almeno di capirti. È la storia di 30 anni di errori, testardaggine, rivoluzioni silenziose e quello che alla fine si rivela essere il più grande esperimento di ingegneria sociale mai tentato su 9 milioni di programmatori.

Gabonzo Robot e il Genocidio Industriale: Quando la Realtà Supera la Satira

In Italian

Una canzone dei Nanowar of Steel diventa la perfetta metafora per capire cosa sta succedendo a Gaza, e perché non riesco più a dormire la notte.

Qualche giorno fa stavo ascoltando “Gabonzo Robot” dei Nanowar of Steel. Per chi non li conoscesse, sono dei geni italiani del parody metal che hanno trasformato l’ironia in una forma d’arte musicale. La canzone, dall’album “Italian Folk Metal”, è un inno power metal dedicato a un robot protagonista di una serie anime immaginaria. Niente di particolare, se non fosse per una frase che la band usa per descrivere il loro “eroe”: “The only superhero that always wins because he fights against the weak and the children”.

Il linguaggio musicale: un'analisi qualitativa complessa, tra tecnica, psicologia, emotività e passione

In Italian

Sono sempre stato un appassionato di musica. Sono stato un musicista (autodidatta, ovviamente) e come tutti gli adolescenti che ascoltano rock e metal, ho avuto qualche band con cui per un breve periodo sono andato in giro a strimpellare.
Ma più che altro di quelle esperienze, ragionando in retrospettiva, mi piacevano due cose: la sensazione liberatoria che la musica mi provocava, che era una sensazione bellissima, e la convivialità, i momenti passati con gli amici a fare qualcosa di bello erano una parte davvero gratificante dell’esperienza.

E probabilmente è questo il motivo per cui le esibizioni pubbliche non mi hanno mai più di tanto interessato: non mi gratificavano, non quanto stare in saletta a suonare e cazzeggiare con gli amici. In tutto questo, la musica era la parte fondamentale, che non doveva mai mancare, e non musica in ascolto passivo, ma musica attiva, fatta da noi.

Questo mi ha portato a essere un appassionato, a rimanere sempre fedele ai miei generi preferiti e ai miei artisti preferiti.

Ma anno dopo anno si accumulava il dubbio, e con esso una serie di domande la prima, e più complicata, delle quali era “perché”.
Perché mi piacesse quello che mi piaceva, scelte fatte a pelle, di pancia, istintivamente, ditela come volete.
Perché invece non mi piaceva la musica mainstream, il pop, la dance, l’hip-hop.
Ma soprattutto, il perché più insidioso di tutti: perché mi piaceva certo pop, certa dance, certa techno.

Perché si, qualcosa - ma proprio solo qualcosina piccola piccola - di altri generi, che di norma nemmeno consideravo “vera musica”, mi piaceva (e mi piace ancora, anche se l’ho sempre trovato più un vezzo, un retaggio del passato).

E allora, ho dovuto capire, studiare, analizzare, sviscerare il tema, fino a capirne le motivazioni profonde. Per darmi una spiegazione che non fosse: “beh, sei un dannato poser, falla finita di fingere che ti piaccia il metal e vai al concerto di Taylor Swift” (no, non mi piace Swift, anche se ha una voce della miseria, ma rende l’idea di come mi sentissi prima di questo studio, e come mi sono sentito per anni: sporco).

Pronti per entrare nella tana del Bianconiglio con me? Allacciate le cinture sarà un viaggio… spumeggiante. E tecnico, dannatamente tecnico.

Mascitti e il Moonwalk Argomentativo

In Italian

Ovvero, quando “Strumento di Propaganda” Diventa “Possibile Investimento”

A volte nella vita ti capita di assistere a retromarce spettacolari. Tipo quando il politico dice “non ho mai detto quello che ho detto” mentre c’è il video su YouTube. O quando Maurizio Mascitti sostiene che il suo articolo “La vera telemeloni è La Zanzara” non dice quello che dice.