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Techbros e il drago di silicio
Sono un tecnico appassionato, uno a cui piace tenersi informato e leggere. Forse soffro di bulimia informativa, ma ammetto che non dimentico le informazioni che acquisisco quando mi interessano, quando accendono quel LED interiore, la spia che dice “oh, oh, there’s something tasty!” (Oh, oh, c’è qualcosa di succoso! Ma la mia vocina interiore, come Hacker News, Lobsters e altri canali che seguo, è bri’ish). In ogni caso, leggere così tanto, informarmi così tanto, stare al passo con gli argomenti che mi interessano non mi dispiace affatto, bulimia o meno che sia.
La notizia mi è arrivata da lobste.rs (e poi dritta su Hacker News, una cosa abbastanza tipica, le due community sono parzialmente sovrapponibili) e devo dire che si spacciava parecchio per Terminator 2. Non sto scherzando: un ricercatore si dimette da Anthropic dicendo che chi costruisce l’intelligenza artificiale crede davvero che possa ammazzarci tutti (lui compreso) e che nessuno dei due laboratori in testa, il suo compreso, si sta comportando in modo responsabile. Come è ovvio, vista la qualità della stampa mondiale quando si tratta di tecnologia, ancora stregoneria per i più, e in particolare per la stampa italiana che oltre a vederla come stregoneria ha bisogno di articoli sensazionalistici per campare, il 10 settembre da noi è uscito tutto insieme: Tgcom24 con i sistemi che potrebbero distruggere l’umanità, QuiBrescia con l’IA che potrebbe sterminarla, e Red Hot Cyber che vince a mani basse aprendo il pezzo con l’epigrafe di Terminator 2, Skynet che diventa autocosciente alle 2:14 del 29 agosto (da nerd avrei preferito alle 3:14, ma non si può chiedere questo ai normies), salvo poi rassicurare (altrimenti sarebbe procurato allarme, e i soldi per le cause non ce li hanno): l’azienda sta facendo del suo meglio. Peccato. Pensa non dover più pagare il mutuo. Io poi ho sempre detto “grazie” e “per favore” alle macchine, quindi magari mi risparmiano. Chissà.
Java: quando il codice racconta 30 anni di errori e rivoluzioni
Oggi voglio raccontarvi una storia. Non una di quelle storie edificanti sui “pionieri visionari” che troviamo nei manuali, ma la storia vera e cruda di come Java sia passato da linguaggio che ti odiava cordialmente a linguaggio che cerca almeno di capirti. È la storia di 30 anni di errori, testardaggine, rivoluzioni silenziose e quello che alla fine si rivela essere il più grande esperimento di ingegneria sociale mai tentato su 9 milioni di programmatori.
La Cucchiaiata della Verità - Perché Investire negli Altri (Anche se Non Ti Piace)
La demistificazione della scintilla divina
Negli ultimi anni, le discussioni sul valore intrinseco della creatività umana si sono intensificate, alimentate dalle innovazioni tecnologiche che, con una sorprendente freddezza algoritmica, replicano melodie, testi poetici e persino immagini ispirate a stili artistici tanto iconici quanto quello di Studio Ghibli. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sembra voler spacciarsi per il nuovo demiurgo della creatività, è inevitabile dover riflettere, con una punta di cinismo e un’ironia tagliente, sul fatto che la nostra presunta “specialità” – quell’invisibile scintilla, quell’anima che ci rende unici – appare oggi come un fragile baluardo contro la fredda logica del determinismo scientifico e della matematica universale. Se prima eravamo soliti vantarci della nostra unicità e della capacità di sentire ed esprimere, oggi ci troviamo ad affrontare una verità implacabile: l’essere umano non è altro che un prodotto di impulsi bioelettrici e meccanismi evolutivi, destinato a soccombere di fronte a sistemi che, alimentati dal capitalismo e dall’innovazione tecnologica, accelerano un destino che sembra segnato dal collasso delle certezze. Questa riflessione, densa di risonanze storiche e filosofiche, ci spinge a considerare se non sia giunto il momento di ridimensionare l’ego umano, riconsiderare il valore della nostra “specialità” e accettare, con un misto di rassegnazione e ironia, il fatto che la nostra creatività – quella che una volta ci rendeva quasi sacri – potrebbe presto essere smontata, bit dopo bit, da algoritmi senza anima.
La sostanza dell'intelligenza
Certe volte capita di non poter fare a meno di essere cinici, di essere sinceri, di essere razionali ma allo stesso tempo intercettati da un turbine di emozioniforti che fanno scaturire un’urgenza di specificare, in chiaro, cosa va e cosa no (soprattutto cosa no) di una determinata affermazione o di un determinato comportamento.
A livello umano, non è spesso bello quello che si dice, tanto meno lo è - spesso - il modo in cui si esprime la propria urgenza di spiegare a chiare lettere e senza mezzi termini o gentilezze di alcun tipo cosa non va.
Vorrei oggi, com un ritorno che si attendeva da anni, spiegare con un recentissimo aneddoto quello che intendo, le mie necessità e le mie posizioni in merito.
Non farò nomi e cognomi (anche nelle screenshot), anche se la persona della quale vado a parlare ha affermato distintamente di non avere affatto l’interesse alla privacy, anzi è profondamente contro questo che per me appare un diritto fondamentale dell’essere umano. Il diritto a chiudere la porta quando si fa la cacca, per dirla in termini spiccioli. E io, che invece credo fermamente nel diritto inalienabile alla privacy, proteggerò la sua.
Sull'inevitabilità e lo stato
Ogni tanto parto col pippone filosofico, ormai lo sai. Questo è uno di quei momenti.
Parlerò di Socrate, della povertà e di Marx.