Alessandro 'kLeZ' Accardo personal website

This is the personal website of an Italian developer once called 'kLeZ'.

Il software che non puoi smontare

Nel 2010 scrivevo su questo blog che volevo costruirmi una distro Linux da zero con LFS. Avevo vent’anni e pensavo che capire come funziona un sistema fosse un mio diritto. Bastava volerlo. Mi scarico i sorgenti, compilo tutto a mano, alla fine ho qualcosa di mio che capisco pezzo per pezzo. “Un’avventura ricca di difficoltà ma anche di insegnamenti utili e esperienza”, scrivevo.

L’entusiasmo di chi non sa ancora quanto è profonda la tana del coniglio. Ma l’entusiasmo è fondamentale per avere la voglia di capire, di conoscere, di scoprire. È la base della cultura hacker, è la base delle persone curiose che compongono il substrato su cui il free software è cresciuto e fiorito bello come è sempre stato, è l’humus in cui sono cresciuto io.

Oltre all’entusiasmo però servono possibilità. LFS e Linux hanno spopolato tra hacker, attivisti e curiosi proprio perché sono sempre stati sistemi aperti, documentati, comprensibili se hai voglia di spenderti (l’entusiasmo, appunto).

Non poteva essere lo stesso nel mondo Microsoft, perché Windows non puoi analizzarlo, non puoi smontarlo, non puoi studiarlo per capire qualcosa. Puoi hackerarlo, certo, ma non capisci mai intimamente la sua struttura a meno di non studiare come un matto, entrare in Microsoft nel team Windows e poter finalmente aprire i sorgenti. Senza vomitare.

Sedici anni dopo, LFS ha annunciato che non manterrà più la versione System V.

E permettetemi di dire che questo mi fa incazzare, non tanto per l’annuncio di cui condivido pensieri e parole con Dubbs, ma per il contesto più ampio in cui questo evento cade (nulla avviene nel vuoto).

Bufala del "Silenzio Digitale per Gaza"

Eccoci qui. È la terza volta da maggio che mi arriva questo benedetto messaggio WhatsApp sul “silenzio digitale per Gaza” nella chat di famiglia. La terza. Maggio, luglio, e ora di nuovo. Ogni volta devo sprecare mezz’ora a spiegare perché è una bufala colossale, e ogni volta mi sento rispondere “eh ma alla fine qualcosa fai, anche se poco, meglio di niente”.

No. Non fai poco, fai NIENTE. Statisticamente irrilevante. Come se gli algoritmi dovessero andare in crash ogni volta che 1,4 miliardi di indiani vanno a dormire la sera.

Java: quando il codice racconta 30 anni di errori e rivoluzioni

Oggi voglio raccontarvi una storia. Non una di quelle storie edificanti sui “pionieri visionari” che troviamo nei manuali, ma la storia vera e cruda di come Java sia passato da linguaggio che ti odiava cordialmente a linguaggio che cerca almeno di capirti. È la storia di 30 anni di errori, testardaggine, rivoluzioni silenziose e quello che alla fine si rivela essere il più grande esperimento di ingegneria sociale mai tentato su 9 milioni di programmatori.

Gabonzo Robot e il Genocidio Industriale: Quando la Realtà Supera la Satira

Una canzone dei Nanowar of Steel diventa la perfetta metafora per capire cosa sta succedendo a Gaza, e perché non riesco più a dormire la notte.

Qualche giorno fa stavo ascoltando “Gabonzo Robot” dei Nanowar of Steel. Per chi non li conoscesse, sono dei geni italiani del parody metal che hanno trasformato l’ironia in una forma d’arte musicale. La canzone, dall’album “Italian Folk Metal”, è un inno power metal dedicato a un robot protagonista di una serie anime immaginaria. Niente di particolare, se non fosse per una frase che la band usa per descrivere il loro “eroe”: “The only superhero that always wins because he fights against the weak and the children”.

Il linguaggio musicale: un'analisi qualitativa complessa, tra tecnica, psicologia, emotività e passione

Sono sempre stato un appassionato di musica. Sono stato un musicista (autodidatta, ovviamente) e come tutti gli adolescenti che ascoltano rock e metal, ho avuto qualche band con cui per un breve periodo sono andato in giro a strimpellare.
Ma più che altro di quelle esperienze, ragionando in retrospettiva, mi piacevano due cose: la sensazione liberatoria che la musica mi provocava, che era una sensazione bellissima, e la convivialità, i momenti passati con gli amici a fare qualcosa di bello erano una parte davvero gratificante dell’esperienza.

E probabilmente è questo il motivo per cui le esibizioni pubbliche non mi hanno mai più di tanto interessato: non mi gratificavano, non quanto stare in saletta a suonare e cazzeggiare con gli amici. In tutto questo, la musica era la parte fondamentale, che non doveva mai mancare, e non musica in ascolto passivo, ma musica attiva, fatta da noi.

Questo mi ha portato a essere un appassionato, a rimanere sempre fedele ai miei generi preferiti e ai miei artisti preferiti.

Ma anno dopo anno si accumulava il dubbio, e con esso una serie di domande la prima, e più complicata, delle quali era “perché”.
Perché mi piacesse quello che mi piaceva, scelte fatte a pelle, di pancia, istintivamente, ditela come volete.
Perché invece non mi piaceva la musica mainstream, il pop, la dance, l’hip-hop.
Ma soprattutto, il perché più insidioso di tutti: perché mi piaceva certo pop, certa dance, certa techno.

Perché si, qualcosa - ma proprio solo qualcosina piccola piccola - di altri generi, che di norma nemmeno consideravo “vera musica”, mi piaceva (e mi piace ancora, anche se l’ho sempre trovato più un vezzo, un retaggio del passato).

E allora, ho dovuto capire, studiare, analizzare, sviscerare il tema, fino a capirne le motivazioni profonde. Per darmi una spiegazione che non fosse: “beh, sei un dannato poser, falla finita di fingere che ti piaccia il metal e vai al concerto di Taylor Swift” (no, non mi piace Swift, anche se ha una voce della miseria, ma rende l’idea di come mi sentissi prima di questo studio, e come mi sono sentito per anni: sporco).

Pronti per entrare nella tana del Bianconiglio con me? Allacciate le cinture sarà un viaggio… spumeggiante. E tecnico, dannatamente tecnico.

Mascitti e il Moonwalk Argomentativo

Ovvero, quando “Strumento di Propaganda” Diventa “Possibile Investimento”

A volte nella vita ti capita di assistere a retromarce spettacolari. Tipo quando il politico dice “non ho mai detto quello che ho detto” mentre c’è il video su YouTube. O quando Maurizio Mascitti sostiene che il suo articolo “La vera telemeloni è La Zanzara” non dice quello che dice.

La Zanzara, Mascitti e l'Arte di Vedere Complotti Dove Non Ci Sono

Ieri mattina stavo scrollando LinkedIn - già, lo so, pessima idea - quando un mio contatto condivide l’articolo di Maurizio Mascitti “Oltre Telemeloni”. Apro, vedo due grafici, e sento quella sensazione familiare di quando qualcuno sta per sparare una cazzata metodologica grossa come una casa.

L’articolo sostiene che La Zanzara sia uno strumento di egemonia culturale della destra per conquistare i giovani. La “dimostrazione”? FdI è debole tra i 18-24 anni, La Zanzara ha successo in quella fascia, ergo La Zanzara lavora per FdI.

Ho provato a spiegare nei commenti che correlation is not causation. Risposta di Mascitti? Negare. A quel punto ho capito che serviva qualcosa di più di un commento su LinkedIn per smontare questa perla di analisi pseudoscientifica.

La Rivoluzione AI: Perché Stiamo Tutti Sbagliando Analogia (E Cosa Succede Davvero)

Ovvero: come l’intelligenza artificiale sta riscrivendo le regole dell’economia più velocemente di quanto i nostri cervelli analogici riescano a capire (forse)

Se dovessi fare un drink ogni volta che qualcuno paragona l’intelligenza artificiale alla rivoluzione industriale, a quest’ora sarei già morto per coma etilico. È diventato il paragone del momento, quel cliché che esce fuori a ogni conferenza TED, l’introduzione obbligatoria di praticamente ogni articolo che si rispetti sull’AI. “Proprio come la macchina a vapore ha cambiato tutto…” iniziano tutti, e io già so che nei prossimi dieci minuti sentirò variazioni sul tema che fanno sembrare ChatGPT l’equivalente digitale della prima locomotiva.

Quando Gabriel Aveva Ragione: Java Lisp-Style nel 2025

Oggi parlo di evoluzione dei linguaggi di programmazione, tema a me caro, chi mi conosce di persona sa quanto mi diverta seguire l’evoluzione tecnica degli strumenti che uso quotidianamente. L’occasione me l’ha data la rilettura di un pezzo di Richard Gabriel del 2003, “The Art of Lisp & Writing”, che inizialmente avevo catalogato come “ennesima difesa d’ufficio di Lisp da parte di un fan sfegatato”. Poi ho scoperto un dettaglio che cambia tutto: l’articolo è stato scritto come introduzione al libro “Successful Lisp” di David Lamkins nel 2003.

Dal Paradosso di Chomsky alla Memoria Persistente: Un'Architettura AGI Concreta

Il Cambio di Paradigma che Cambia Tutto

Quando abbiamo iniziato questa serie di articoli partendo dalla critica di Chomsky agli LLM, difficilmente potevamo immaginare dove ci avrebbe portati. Quello che sembrava un semplice esercizio di riflessione sui limiti dei Large Language Models si è trasformato in una completa rivoluzione concettuale: gli LLM non sono umani incompleti, ma moduli linguistici in un’architettura di intelligenza distribuita.

L’analogia che ha cambiato tutto? Un’ala non è un uccello incompleto, ma parte del sistema che permette all’uccello di volare.